
Una gatta che partorisce tre gattini e poi si ferma per diverse ore prima di espellere altri due, è una situazione che molti proprietari scoprono senza essere preparati. Ci si aspetta un processo continuo, e ci si trova di fronte a un animale che sembra aver finito mentre ci sono ancora piccoli da nascere. Comprendere questo fenomeno permette di evitare una panico inutile o, al contrario, di riconoscere una vera emergenza.
Interruzione del lavoro nella gatta: un meccanismo fisiologico poco conosciuto
Nella gatta, il parto può frammentarsi in due fasi distinte separate da una pausa prolungata. Si parla talvolta di parto interrotto. La madre espelle una parte della cucciolata, poi entra in una fase di riposo completo che può durare diverse ore. Durante questa pausa, mangia, allatta i gattini già nati e sembra perfettamente a suo agio.
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Questo comportamento distingue nettamente la gatta dalla cagna, in cui l’interruzione prolungata del lavoro è più spesso patologica. Nella gatta, questa pausa può durare fino a un’intera giornata senza che la madre mostri segni di disagio. Si osserva questo fenomeno più frequentemente nelle cucciolate numerose, quando l’utero contiene gattini distribuiti nelle sue due corna.
L’parto in più fasi nella gatta rimane poco documentato nella letteratura di pubblico dominio, il che spiega perché tanti proprietari chiamino il loro veterinario d’urgenza durante una pausa che rientra però nel funzionamento normale.
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Segnali di allerta versus pausa normale durante il parto della gatta
La difficoltà concreta sul campo è distinguere una pausa fisiologica da una distocia. Si osserva la gatta, e la domanda torna sempre: è necessario intervenire o aspettare?
Ecco i criteri che orientano verso una situazione normale:
- La gatta è calma, si prende cura attivamente dei suoi gattini già nati, li lecca e li allatta senza agitazione
- Nessuna perdita vulvare anomala (nessun liquido verdastro persistente né sangue in quantità abbondante)
- Nessuna contrazione visibile senza espulsione da più di due ore
- La madre accetta di mangiare o bere durante la pausa
Al contrario, alcuni segnali richiedono una chiamata al veterinario senza indugi. Contrazioni addominali forti e ripetute senza risultato per più di due ore segnalano un gattino possibilmente bloccato nel canale pelvico. Una perdita verdastra che appare senza essere seguita da una nascita nelle due ore indica che la placenta si è staccata, mettendo in pericolo il gattino.
L’errore frequente: confondere riposo ed esaurimento
Una gatta in pausa fisiologica rimane tonica, reattiva. Cambia posizione, si muove nel suo nido. Una gatta in difficoltà rimane prostrata e non si occupa più dei suoi piccoli. Questa distinzione comportamentale è il primo indicatore affidabile prima di qualsiasi palpazione o esame.
I pareri variano su questo punto riguardo alla durata massima accettabile di una pausa. Alcuni veterinari raccomandano una consultazione se il lavoro non riprende entro le quattro-sei ore, altri tollerano un intervallo più lungo finché la madre rimane in buone condizioni generali.
Espulsione delle placente e monitoraggio post-nascita
Ogni gattino nasce avvolto nelle sue membrane fetali, accompagnato dalla sua placenta. Bisogna contare tante placente quante sono i gattini espulsi. Una placenta trattenuta (non espulsa) costituisce un serio rischio infettivo per la madre, che può provocare una metrite nei giorni successivi al parto.
Quando il parto avviene in più fasi, questo conteggio diventa più complesso. La gatta ingerisce spesso le placente, il che è un comportamento normale, ma complica la verifica. In questo caso, è necessario prestare attenzione allo stato della madre nei giorni successivi, sostituendo il conteggio diretto.
Cosa monitorare nelle ore dopo l’ultimo gattino
- Una perdita vulvare rosata o brunastra è normale per diversi giorni, una perdita maleodorante o purulenta non lo è
- La febbre che si presenta nelle 48 ore post-partum giustifica una consultazione
- La madre che rifiuta di mangiare più di 24 ore dopo la fine completa del parto deve essere esaminata
La palpazione addominale leggera permette talvolta di sentire se è rimasto un gattino, ma questa manovra richiede esperienza. In caso di dubbio, un’ecografia o una radiografia dal veterinario fornisce una risposta definitiva.

Gravidanza e cucciolate ripetute: un rischio sanitario sottovalutato
Un aspetto raramente trattato nelle guide al parto riguarda la capacità della gatta di essere fecondata molto rapidamente dopo un parto. Una gatta non sterilizzata può entrare in calore solo poche settimane dopo la nascita dei suoi gattini, il che espone a gravidanze ravvicinate con un impatto diretto sulla sua salute.
Le associazioni di protezione felina segnalano un aumento dei casi di gatte vaganti o semilibere che partoriscono presso privati, in giardini, cantine o su balconi. Questi parti in luoghi inadeguati (esposizione alle intemperie, presenza di predatori) influenzano la sopravvivenza dei gattini e il recupero della madre.
La sterilizzazione rimane l’unico metodo affidabile per evitare queste gravidanze ripetute. Può essere effettuata dopo lo svezzamento dei gattini, in accordo con il veterinario. Per una gatta che ha partorito in più fasi con una cucciolata numerosa, questa discussione merita di essere avviata già durante la visita post-partum.
Il parto frammentato nella gatta rimane un processo che, nella maggior parte dei casi, non richiede intervento umano. La migliore postura consiste nel rimanere un osservatore attento, contare i gattini e le placente, e conoscere i segnali che distinguono una pausa normale da una vera complicazione.